SCOPRI RIETI

Centro geografico d’Italia, Rieti è una città dalle mille risorse. Piccolo gioiello racchiuso tra le mura medievali del XIII secolo e le acque limpide del Fiume Velino, il centro storico di Rieti è una raccolta di bellezze storiche, culturali, architettoniche e naturali tutte da visitare. Dai palazzi signorili, passando per quelli del potere fino all’architettura religiosa, il tutto accompagnato dal panorama mozzafiato regalato dai paesaggi verdeggianti che circondano la nostra città, Rieti ti accoglie in un tour alla scoperta del bello.

LE MURA DI RIETI

Risalenti al XIII secolo, le mura medievali circondano la città di Rieti per un intero lato e comprendono numerose torri e portali. Più volte modificate e restaurate durante i secoli, sono ancora oggi ampiamente visibili e costituiscono un’importante attrazione per la città. Possono essere annoverate tra le meglio conservate del Lazio e d’Italia, nonostante alcuni tratti della cinta muraria siano stati deliberatamente demoliti e in alcuni punti siano stati aperti varchi per questioni di viabilità. La cinta muraria, già esistente in età romana, conosce un primo ampliamento in epoca altomedioevale con tre porte, ed è uno degli elementi connotanti la città di Rieti. Dopo l’anno 1000, ed in particolare durante l’età comunale, Rieti ha un momento di grande fioritura, interrotta dalla terribile peste nera del 1348. È a quella fase che appartengono le vestigia che includono l’attuale centro storico. I lati occidentale e meridionale della città sono naturalmente protetti dal corso del fiume Velino. L’estensione attuale delle Mura pertanto si snoda sui lati settentrionale ed orientale.

PORTA d'arce

Questa porta venne aperta nel XIII secolo (anche se in origine vi sorgeva un’altra porta nota come Porta Interocrina dall’antico nome dell’odierno Antrodoco) e prende il nome da fortificazioni romane (dette arci appunto) che un tempo difendevano la via Salaria. La porta aveva dunque un valore strategico non indifferente tanto che, nel 1372, per ordine del vescovo di Lucca, vi venne fatta costruire sopra una fortezza con lo scopo di migliorare il controllo del varco. Ha una forma molto regolare, praticamente una torre massiccia a forma di parallelepipedo merlato con un arco anteriore a tutto sesto che costituisce la parte superiore della porta propriamente detta, e due archi, sempre a tutto sesto, posti nella parte posteriore, l’uno sopra l’altro. Nella parte anteriore è anche visibile una piccola apertura posta a circa due terzi dalla sommità.

PORTA CONCA

La prima testimonianza dell’esistenza di Porta Conca risale al 1349. Nella parte esterna riporta lo stemma del vescovo di Rieti Angelo Capranica, che nel 1456 finanziò un rifacimento della porta. Le notizie di alcuni lavori di manutenzione del 1495 rivelano che all’epoca la porta era dotata anche di un ponte levatorio. Il portone ligneo, tuttora in loco, risale al XVI secolo (come riportato da un’iscrizione sul portone stesso).

porta romana

Nella più antica cerchia di mura di epoca romana, il nome di Porta Romana indicava una porta sita a meridione, sul viadotto di accesso alla città, corrispondente all’attuale Via Roma, con cui l’antica via Salaria raggiungeva il Foro, oggi Piazza Vittorio Emanuele II, dopo aver superato il Velino con il Ponte Romano. Il nome continuò ad essere usato anche nelle mura medievali per indicare la porta edificata nel 1586 sulla sponda sinistra del fiume, a protezione del quartiere Borgo. In passato Porta Romana era collocata al termine della via omonima, saldata agli edifici circostanti. Nel 1930 l’area fu sottoposta ad un intervento di riqualificazione ad opera dell’architetto cesare Bazzani, con il quale venne creata l’attuale Piazza della Repubblica e la porta venne monumentalizzata ricollocandola al centro della piazza, a mo’ di arco di trionfo, con alle spalle un’esedra in mattoni che venne eretta sul semiperimetro della piazza. 

PORTA cintia

Inizialmente nota come “Porta Spoletina”, era collocata all’incrocio tra l’attuale via Cintia, via dei Pini e via dei Sanizi. Come l’intera cinta muraria, subì vari restauri, nel 1379, 1382, 1460, 1495. Tale porta di legno andò però distrutta nel 1521 a seguito di un incendio, e al suo posto ne venne costruita una nuova. La porta venne riprogettata completamente in pietra nel 1866 dall’ingegnere reatino Eugenio Duprè. In seguito a questo intervento era costituita da due torri merlate, munite sui lati di piccole finestre, e fra le due si poneva un cancello in ferro, realizzato dalla fonderia Gregorio Catini nel 1870. Ma il destino che era stato della precedente fu proprio anche di questa nuova struttura, che andò perduta nel 1944 quando fu minata dai tedeschi in ritirata; non venne mai ricostruita. Nel 2009 il cancello in ferro è stato ricollocato nella parte più vicina alla porta dell’odierna Piazza Marconi.

PORTA SAN GIOVANNI

Le mura duecentesche, oltre alle tre porte principali che replicavano i nomi delle porte di epoca romana da cui trassero nome i sestieri di porta Romana de intus e de foris, porta Cintia de supra e de suptus, porta Accarana – corruzione di Herculana – de supra e de suptus – erano intercalate da numerose porte e postierle che favorivano la circolazione di uomini e merci tra la città e la campagna. Tra queste, è ancora visibile con la sua tamponatura cinquecentesca l’antica porta San Giovanni che deve il titolo all’originaria chiesa di San Giovanni in Statua, collegata alle mura attraverso la ripida via Pennina. Un ponte levatoio consentiva l’attraversamento del fossato difensivo antistante.

Rieti Umbilicus Italiae

In Piazza San Rufo la tradizione varroniana colloca il cosiddetto Umbilicus Italiae, il centro geografico d’Italia, ricordato da una lapide. Piazza San Rufo è racchiusa tra gli imponenti edifici del centro storico, quelli che sorgono sulle vie principali, Via Roma e Via Garibaldi. Nel mezzo della piazza, potrete scorgere sotto il selciato un tratto di mura, quel che resta della prima cinta muraria della città romana. Il valore di quest’area è ricordato con una targa e un monumento dalla forma singolare, situato proprio al centro della piazza, che viene simpaticamente denominato “la caciotta”, per via del suo disegno bombato e circolare. L’opera, realizzata a cavallo tra gli anni 80 e 90 dopo il gemellaggio con la capitale georgiana Tblisi, sembra richiamare il basamento di una colonna e presenta sulla superficie il disegno della penisola italiana corredato dall’epigrafe Umbilicus Italiae che percorre la semicirconferenza del monumento stesso..

PONTE ROMANO

Dal 290 a.C., le sorti della città sabina di Reate si legano per sempre ai destini di Roma: si intraprende allora la fortificazione dell’ arx ed il consolidamento del tratto urbano della Salaria mediante la costruzione del ponte sul Velino e dell’ardito viadotto che colma il dislivello fra il forum ed il corso del fiume. Il solido ponte in travertino con i suoi tre archi a tutto sesto era in origine lungo m. 28,50, largo all’interno m. 5,15, all’esterno m. 6,05, comprese le spallette laterali ed era in asse con il viadotto in opus quadratum, con due muraglioni di grandi conci di pietra intervallati da vaste arcate a tutto sesto, aperte per consentire il transito e per garantire il deflusso delle acque durante le non infrequenti inondazioni. Fu parzialmente demolito fra il 1932 ed il 1936, in previsione del riassetto idrogeologico del territorio sabino intrapreso con la costruzione delle dighe del Salto e del Turano.

STATUA DI S.FRANCESCO

Il monumento a San Francesco, voluto dal Venerabile monsignor Massimo Rinaldi nella ricorrenza del settimo centenario dalla nascita al cielo del Santo, fu realizzato dallo scultore reatino Cristo Giordano Nicoletti e solennemente inaugurato il 25 novembre 1927. L’originale basamento della statua, recentemente smontato e riallestito in occasione dei lavori di riqualificazione del centro storico, era composto da un blocco di pietra estratto dalle pareti rocciose del monte Lacerone su cui sorge santuario di Greccio, mentre i quattro massi rupestri adiacenti furono ricavati dal territorio dei luoghi francescani i della Valle Santa.

STATUA DI M.T.VARRONE

Nato a Rieti nel 116 a.C., Marco Terenzio Varrone fu erudito, poligrafo e uno degli autori più fecondi e importanti del mondo antico. Animato da un profondo spirito patriottico e senso morale, è ricordato per l’immensa mole del lavoro compiuto. Profondamente ammirato dai contemporanei, da lui attinsero poi tutti gli eruditi e in genere la cultura romana e greco-romana dei secoli successivi. Varrone fu autore anche di numerose poi le opere di carattere politico e geografico. Tra queste una importante opera enciclopedica sulle arti liberali, Disciplinarum libri IX. Di una grande opera sul diritto civile non rimane alcun frammento, così come per altre opere di varia erudizione che sono servite però da fonte agli eruditi posteriori. L’unica opera di Varrone a noi giunta quasi integra, Rerum rusticarum libri tres, fu scritta nel 37, a 80 anni: protagonista la campagna, contemplata con amore e grande sensibilità. Oggi Marco Terenzio Varrone è ricordato a Rieti con una statua bronzea dell’artista locale Dino Morsani, seduto in serena contemplazione in Piazza Oberdan, nel centro della città.

RIETI SOTTERRANEA

La struttura sotterranea di Rieti è nata per permettere alla Via Salaria, l’antica via del sale, di superare il fiume Velino e raggiungere la città evitando allagamenti ed impaludamenti lungo le strade che, anticamente, venivano inondate dall’acqua del fiume in piena. Questi cunicoli sono inglobati nei sotterranei di alcune nobili dimore reatine, e i muri sono stati costruiti con blocchi di travertino caverno, a sostegno del piano stradale. Lo sperone di travertino su cui la città sorse e si stratificò dall’epoca preromana all’alto medioevo dopo il III sec. a. C. fu circoscritto da un solido sistema di fortificazione in opus quadratum intercalato dalle porte che circoscrivevano il tratto urbano della Salaria, la via strata che attraverso l’Italia mediana assicurava il collegamento tra il Tirreno e l’Adriatico formando in città il cardo ed il decumanus. Da sud, la Salaria varcava la porta Romana, al tempo collocata nel tratto più alto del cardo, come dimostra ancor oggi la collocazione dell’epigrafe di C. Carantio murata sulla facciata della chiesa di San Pietro Apostolo, procedendo verso est attraverso la porta Herculana. Verso ovest, il decumano proseguiva attraverso la porta Quintia o Cinzia mediante un diverticolo che volgeva verso l’Umbria.

LA FONTANA DEI DELFINI

Nel 1635 la descrizione della città di Rieti pubblicata dal giovane canonico Pompeo Angelotti in onore del cardinale Giovanni Francesco dei Conti di Bagno destinato alla cattedra episcopale reatina informa riguardo alla realizzazione dell’acquedotto con la sua mostra d’acqua collocata nel sito più alto della città, su cui sorgeva da secoli la piazza principale. La vasca dalle eleganti forme mistilinee fu adornata dalle possenti figure di satiri e delfini, purtroppo mutili. Nel corso del Novecento, la fontana fu dapprima smembrata e destinata ad altra sede, poi ricollocata nel cuore amministrativo e sociale della città.

MONUMENTO ALLA LIRA

Fu inaugurato il 1 marzo 2003 su progetto di Daniela Fusco realizzato dalle Fonderie Caggiati di Parma. Per la fusione della statua sono state usate 2.200.000 monetine da 200 lire. Il monumento rappresenta l’Italia turrita, con lo sguardo rivolto verso il fiume Velino, evocato dall’acqua che scorre alla sinistra alludendo alla prosperità di Rieti, che sostiene una grande moneta da una Lira con i dritti della prima e dell’ultima Lira coniata; sulla sua veste scorre l’iscrizione “L’Italia per la Lira” La statua poggia su due basi esagonali sovrapposte che recano incastonate dodici monete rappresentanti la storia della Lira dall’Unità d’Italia alla nascita dell’Euro (attraverso gli anni).

al suono delle trombe

Al suono delle trombe è un’opera monumentale dell’artista Gionata Gesi, in arte Ozmo, antesignano della street art italiana, nonché artista tra i più apprezzati a livello internazionale. Si tratta della prima opera di arte urbana realizzata sulle pareti di un Palazzo di Giustizia. L’artista ha tratto ispirazione da Il Giudizio Universale, affresco dei fratelli Torresani conservato a Rieti nell’Oratorio di San Pietro Martire, in cui i Santi s’impegnano a salvare le anime periclitanti. Dal Ratto delle Sabine del Giambologna invece, Ozmo ha colto la brutalità di un rapimento, la forza dei giovani in contrapposizione alla capitolazione di un corpo senile, carico dei mali e delle afflizioni della vita. Al suono delle trombe ricorda allo spettatore che vi sarà un’ascesa e una condanna. L’iniziativa, ideata dall’Agenzia Creativa The Uncommon Factory e realizzata nell’ambito del progetto “Trame – Tracce di memoria”, è stata sostenuta dalla Regione Lazio, patrocinata dal Comune di Rieti e cofinanziata dal FESR.

Organo Dom Bedos

Un monumento unico al mondo è custodito nella Chiesa di San Domenico, in Piazza Beata Colomba. Volutamente impostato e realizzato secondo un monumentale progetto fonico di Dom Bedos de Celles, storicamente noto come “Grand (Orgue) 16’, ou 32’, Français en Montre”, per il quale era stata anche disegnata una splendida cassa dallo scultore André-Jacques Roubo. L’organo non fu mai realizzato ma fu immortalato nel trattato “L’Art dufacteur d’Orgue”, monumento di elevata chiarezza espositiva e qualità editoriale con il quale DomBedos aveva descritto e teorizzato l’Arte Organaria del suo tempo e della sua Nazione. L’idea, apparentemente irrealizzabile, è però divenuta realtà proprio a Rieti, all’interno della Chiesa di San Domenico. Definito dallo stesso costruttore “L’apoteosi dell’organo classico francese”, esso è opera di Barthelemy Formentelli, ed è stato realizzato grazie a finanziamenti pubblici e privati: un capolavoro mai costruito, ovvero il connubio dei due trattati: l’organo basato su l’Art du Facteur d’Orgue e la cassa monumentale basata sul l’Art du Menuissier-Carrossier di Mr. Roubo le Fils. Per la cassa, Formentelli affidò il disegno di Roubo le Fils per Buffet du Grand’Orgue all’intagliatore Sergio Bellani di Bovolone (Verona) realizzando un’opera d’arte assolutamente unica.

RIFUGIO ANTIAEREO

La Caserma Verdirosi, sede della Scuola Interforze per la Difesa NBC, occupa in parte l’antico complesso conventuale dei Padri Predicatori, a cui si aggiungono le costruzioni realizzate agli inizi del Novecento dall’ing. Arturo Hoerner. Verso la metà degli anni Trenta, l’aumento del raggio d’azione e del carico bellico dei bombardieri rese possibile colpire anche obiettivi molto distanti dalla prima linea del fronte, comprese le città. Ci fu pertanto la necessità di creare rifugi antiaerei, spazi pubblici destinati alla protezione passiva dei civili. In Italia il Regio Decreto Legge del 24 settembre 1936-XV n. 2121 impose l’obbligo di apprestare un rifugio antiaereo in ciascun fabbricato di nuova costruzione, o in corso di costruzione, ad uso di abitazione utilizzando piani interrati, seminterrati o il piano terra. Con l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, si intensificarono i servizi di protezione antiaerea per la popolazione civile e fu dato impulso alla realizzazione dei rifugi in tutta la penisola. In tale contesto fu realizzato il rifugio antiaereo esistente presso la Caserma “Verdirosi” che ha la rara particolarità di essere ubicato in una cavità naturale di particolare suggestione.