luoghi di cultura
Luoghi di cultura, quelli che permettono alla città di recuperare ed illustrare quel patrimonio che, nel tempo, ha fatto in modo che venisse riconosciuta come piccolo gioiello del centro Italia. Un patrimonio di cui essa dispone per indole propria, costituito da numerose testimonianze storiche, artistiche ed archeologiche. Dal Teatro Flavio Vespasiano, contenitore di spettacoli culturali di varia natura, passando per le biblioteche, i musei e i monumenti cittadini, passeggiare per Rieti è un’esperienza indimenticabile per chi sa riconoscere il potere della storia e dell’arte, in ogni suo genere.
teatro flavio vespasiano
Fu inaugurato il 20 settembre 1893, con la rappresentazione della Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni e del Faust di Gounod. Il progetto era stato affidato ad Achille Sfondrini, che aveva già realizzato il Teatro dell’Opera di Roma. Il Teatro prese nome dall’imperatore Flavio Vespasiano in onore del quale fu realizzata la splendida cupola dipinta da Giulio Rolland. Lo stile dell’edificio ricalca la struttura del teatro classico all’italiana. Si presenta con una platea divisa in due settori con circa 230 posti; tre ordini di palchi, 22 per piano, e un loggione che prevedeva più di cento posti, oggi impraticabile per le nuove norme di sicurezza. Sotto i balconi dei palchetti sono raffigurati con raffinati stucchi, i più insigni musicisti europei. Dal punto di vista artistico, il teatro merita una particolare attenzione in quanto nell’atrio sono state dipinte da Antonino Calcagnadoro cinque figure rappresentanti i generi teatrali, nel soffitto, Guglielmo Ballester rappresentò l’allegoria della musica. Targhe e busti, a ricordo di grandi artisti, protagonisti della vita culturale di questo teatro, completano la decorazione di questo spazio. Nella cupola del teatro è rappresentato il corteo trionfale della vittoria romana nella Guerra Giudaica, la celebrazione del trionfo di Flavio e Tito dopo la conquista di Gerusalemme.
museo civico sezione archeologica
Raccoglitore di arte in tutte le sue sfaccettature, il Museo Civico di Rieti è uno speciale gioiello cittadino assolutamente da visitare nelle sue due sedi: Storico Artistica (Piazza Vittorio Emanuele, Palazzo Comunale) e Archeologica (Via S. Anna 4). La Sezione Archeologica del Museo Civico è al piano terra dell’ex Monastero di Santa Lucia. I reperti esposti, provenienti da Rieti e dalla Sabina, vanno dalla protostoria all’alto medioevo e attestano la ricchezza archeologica del territorio. La Collezione Civica si snoda in sale tematiche quali “La vita, la morte, la religione”, “La Biblioteca di Pietra”, “La Città”. Di particolare importanza il frammento di rilievo con scena di venatio, appartenente ad un monumento funerario, che illustra un combattimento tra fiere ed armati, tipico dei ludi dell’arena. “L’Ala dei Sabini” (sale 8-13), aperta nel 2007, espone reperti rinvenuti durante gli scavi archeologici più recenti ed illustra le caratteristiche insediative e delle necropoli della zona, dalla protostoria all’età romana. La Sezione Archeologica è inoltre caratterizzata dal Chiostro dell’ex monastero e dal giardino, sul quale si affaccia la Sala Polifunzionale, di recente realizzazione, sede delle attività culturali comunali e dell’Atelier ABC della Regione Lazio “Racconti Contemporanei”, attivato presso il Museo Civico di Rieti.
museo civico sezione storico artistica
Il Museo Civico di Rieti vanta il primato di primo museo pubblico del Lazio. Costituitosi come Quadreria Civica presso la basilica di Sant’Agostino dopo le soppressioni postunitarie, si articola in due sezioni: Storico Artistica (Piazza Vittorio Emanuele, Palazzo Comunale) e Archeologica (Via S. Anna 4). La Sezione Storico Artistica, disposta in 11 sale del 2° piano del Palazzo Comunale, conserva importanti opere d’arte sacra, quali il polittico di Luca di Tommé proveniente dalla basilica di San Domenico insieme con la Vesperbild e l’affresco di Liberato di Benedetto di Cola di Rainaldo il trittico di Zanino di Pietro proveniente da Fonte Colombo, la Madonna di Antoniazzo Romano, le collezioni private donate da Francesco Palmegiani e Angelo Sacchetti Sassetti, la pregevole collezione di tele realizzate da Antonino Calcagnadoro.
museo diocesano di rieti
Il Museo Diocesano di Rieti si configura come un percorso museale del quale è possibile ammirare le bellezze artistiche dislocate negli ambienti della Cattedrale di Santa Maria Assunta e del Palazzo Vescovile. Il primo allestimento del Museo del Tesoro del Duomo risale al 1974 a cura di Luisa Mortari. Nel corso degli anni si sono inglobati nuovi ambienti ampliando così il percorso espositivo. Il complesso comprende l’aula del Battistero di S. Giovanni in Fonte, le sacrestie della basilica inferiore, il lapidarium e la pinacoteca, che occupa la grandiosa sala delle udienze del Palazzo Papale. Nucleo storico del Museo è il Battistero adiacente alla Cattedrale; al centro un fonte battesimale dalle forme rinascimentali. Accanto alle pietre tombali, sculture di Profeti e Santi realizzati per il grandioso tabernacolo della cappella del Santissimo Sacramento, smembrato agli inizi del XVII secolo. Tra gli oggetti della collezione delle oreficerie spiccano venti croci astili lavorate a cesello e sbalzo, alcune arricchite dall’utilizzo di smalto policromo (databili XIII – XIV secolo) e le pissidi–reliquiario del XV secolo, oltre altri oggetti di uso liturgico. Di assoluto interesse la croce proveniente da Vallecupola del 1563 ca., commissionata dalla famiglia Farnese e realizzata da Jacopo del Duca allievo di Michelangelo. Numerose le sculture in pietra, tra le quali i pregevoli leoni marmorei del XII secolo che decoravano i lati del portale d’accesso della basilica inferiore e una notevole serie di statue d’altare o processionali. Nella Pinacoteca sono esposti importanti dipinti su tela del Cinquecento e Seicento, alcuni eseguiti da Ascanio e Vincenzo Manenti, Lattanzio Niccoli, Tobia Cecchini e Giovan Giacomo Pandolfi.
il palazzo comunale
Sede del municipio e del museo civico cittadino, il Palazzo Comunale di Rieti si affaccia su piazza Vittorio Emanuele II. Risalente al Duecento, in realtà è stato modificato radicalmente nei secoli, con un aspetto attuale che fonde differenti stili architettonici: il neoclassico della facciata opera del Brioni, l’eclettismo dei corpi di fabbrica novecenteschi di Sacconi e Bazzani, il liberty della decorazione degli interni, opera di Antonino Calcagnadoro, infine il razionalismo della torre civica dell’ing. Battistrada. Nella seconda metà del Settecento il palazzo acquisì la fisionomia attuale. Il terremoto del 1898 danneggiò gravemente l’edificio che, in seguito al sisma, dovette dunque sottostare a dei lavori di restauro.
PALAZZO VINCENTINI
Sede della Prefettura dal 1927 quando Rieti fu designata capoluogo di Provincia, fu dichiarato monumento nazionale già nel 1902. Nel 1589 Marco Antonio Vincentini acquistò l’antica casa/torre dei Poiani signori di Piediluco, affidando il progetto della nuova dimora all’architetto lombardo Giovan Domenico Bianchi. I lavori del palazzo, caratterizzato dall’ariosa loggia di impronta vignolesca affacciata sui giardini all’italiana, si conclusero nel 1624. Il piano nobile vanta il maestoso salone delle feste decorato da Vincenzo Manenti durante la quarta decade del sec. XVII con raffinate immagini tratte dalla tradizione mitologica ed epica. I giardini aperti al pubblico, da cui si gode un suggestivo panorama, sono stati recentemente riallestiti grazie al supporto della Fondazione Varrone.
palazzo vescovile
E’ un edificio storico affiancato alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. La costruzione del Palazzo Papale ebbe inizio nel 1283 ad opera dell’architetto Andrea magister che concluse l’impresa solo 5 anni più tardi. Nel XIII secolo la città di Rieti fu inclusa tra le sedi itineranti della curia papale: qui risiedettero i papi Innocenzo III, Onorio III, Gregorio IX, Niccolò IV e Bonifacio VIII. Un ampio vestibolo voltato dà l’accesso al palazzo, al di sopra del quale è situata l’imponente sala delle udienze, con la loggia delle benedizioni alla quale un tempo si accedeva per il tramite di un imponente salone. Il Palazzo Papale è un edificio dall’aspetto imponente e sobrio; realizzato in pietra, è l’esempio più importante di architettura romanica in città e tra i meglio conservati del Lazio.
palazzo vecchiarelli
Il monumentale palazzo Vecchiarelli, progettato da Carlo Maderno sul finire del XVI secolo, vanta un elegante prospetto che colma armoniosamente il dislivello del piano stradale con la sequenza di finestroni del pianterreno, allineati a fianco del maestoso portale bugnato sovrastato dalla loggia balaustrata del piano nobile. Le finestre del terzo piano e dell’attico sono progressivamente più basse rispetto a quelle del piano di rappresentanza, ma vantano anch’esse ricche ed eleganti cornici, la cui decorazione si ripete e si esalta nei ricchi fastigi della gronda. L’eleganza della facciata prelude felicemente alla grandiosità della corte interna, su cui si apre una loggia dalle straordinarie suggestioni scenografiche. Uno stemma lapideo fa memoria di monsignor Mariano Pietro Vecchiarelli, Referendario delle due Segnature presso la curia romana.
palazzo sanizi
I Sanizi, cospicui mercanti ammessi all’aristocrazia cittadina, eressero nel corso dei secc. XVII-XVIII la loro prestigiosa residenza affacciata a meridione sul greto della Cavatella mediante un elegante avancorpo a base semicircolare. Il portale bugnato, aperto sulla facciata a settentrione, introduce al vestibolo da cui attraverso un maestoso scalone si accede alle sale del piano nobile. Estinta la famiglia, al tempo del buongoverno il palazzo fu sede del Delegato Apostolico. Dopo l’Unità d’Italia, il Ministero di Grazia e Giustizia vi stabilì la sede del tribunale. Nella seconda decade del XX secolo Antonino Calcagnadoro decorò il soffitto del salone delle feste adibito ad aula delle udienze raffigurandovi il tema allegorico della Giustizia con gli stemmi delle città dell’Umbria, cui Rieti appartenne fino al 1923.
palazzo dosi delfini
Il palazzo, di proprietà della Fondazione Varrone, delimita il lato settentrionale di piazza Vittorio Emanuele II, separato dal Palazzo Comunale da Via Pennina. Sorge nell’area occupata dal palazzetto Montegammaro, acquistato nel 1617 da Annibale Vincentini che conferì all’architetto Lorenzo Angelini l’incarico di costruire per lui una nuova residenza. Il cantiere fu interrotto alla sua morte e ripreso solo alla fine del XIX secolo da Gabriele Vincentini, che affidò a Giacomo Monaldi il compito di ridisegnare la facciata, armonizzando gli elementi tardo barocchi e neoclassici derivanti dalla lunga genesi del palazzo, caratterizzato dalla corte ellittica su cui si affacciano i loggiati degli appartamenti riservati alla famiglia dell’aristocrazia reatina. Nella nicchia al centro della balconata del piano nobile, c’è una bella Santa Barbara in bronzo, opera dello scultore romano Ernesto Troili. Nella parete della balconata superiore, è invece inclusa una meridiana.
Palazzo Potenziani
Un profilo che domina la visuale sud della città, dall’alto della roccia su cui è edificato il centro storico, Palazzo Potenziani Fabri è il risultato di una sequenza di interventi edilizi volti ad unificare fabbricati preesistenti nonché di egregie opere di restauro e mantenimento. Il nucleo originario risale al XIII secolo e consisteva di più fabbricati separati recanti tracce degli interventi di riparazione resisi necessari dopo il terremoto del 30 novembre 1298. Alla gestione della Famiglia Pasinelli, che qui risiedette tra il XIII e il XV secolo, si devono gli affreschi decorativi di due sale al primo piano, e il soffitto ligneo a lacunari del XV secolo, egregiamente decorato con motivi zoomorfi e fitomorfi, sovrastante una sala al piano terra. Nel 1979 Palazzo Potenziani Fabri venne acquistato dalla Cassa di Risparmio di Rieti che dette inizio ai primi interventi di recupero. Ad oggi Palazzo Potenziani Fabri è sede della Fondazione Varrone che ne ha promosso il riassetto e lo utilizza per mostre e conferenze grazie all’allestimento di nuovi spazi attrezzati.
Palazzo Crispolti
Il palazzo dei conti Crispolti nel tratto iniziale di via degli Abruzzi – Garibaldi – fu costruito agli inizi del Settecento dall’architetto comasco Michele Chiesa. Nel 1814 Giuseppe Subleyras ne ridisegnò la facciata. Durante il terzo decennio del XIX secolo, il pittore neoclassico Pietro Paoletti decorò le sale del piano nobile con una serie di affreschi distrutti dal violento terremoto del giugno 1898. Nel 1876, il conte Giacinto Vincenti Mareri acquistò il palazzo per destinarlo agli uffici di direzione ed agli sportelli della Cassa di Risparmio, istituita come società anonima nei primi anni ’40 dell’Ottocento e ratificata dal Pontefice l’11 febbraio 1846. Armonioso nelle volumetrie compatte, marcate dall’alternarsi dei bugnati che scandiscono i tre piani e impaginano il portale sovrastato dalla loggia balaustrata, il palazzo è attualmente sede degli uffici di Banca Intesa. Tra il 1969 e il 1972, il pittore reatino Arduino Angelucci decorò il soffitto della sala dell’Assemblea raffigurandovi i temi allegorici del benessere prodotto dal lavoro e dal risparmio.
palazzo aluffi
Palazzo appartenuto a Giuseppe Aluffi, gonfaloniere reatino del 1700. Dal 1916 è stato sede della Caserma dei Carabinieri. Durante i lavori di consolidamento del 2011 scavi stratigrafici hanno dato risultati che vanno dal Medio Evo fino all’ VIII secolo a.C. ed oltre. L’edificio è destinato ad ospitare la sede della Sabina Universitas. Il palazzetto medievale degli Aluffi, famiglia dell’aristocrazia cittadina, ancorato all’antistante palazzo papale mediante le campate dell’arco di Bonifacio VIII, conserva nelle sue fondamenta importanti testimonianze di epoca romana, già note al canonico Carlo Latini nella prima metà dell’Ottocento, oggetto di una sistematica campagna di scavo stratigrafico durante i lavori di consolidamento avviati nel 2011.














