LUOGHI DI CULTO
Viaggio tra architettura e arte religiosa. Dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, luogo di culto cattolico più importante di Rieti, duomo della città e chiesa madre dell’omonima diocesi, fino alle chiese più piccole ma non per questo meno importanti.
LA CATTEDRALE DI SANTA MARIA MADRE DI DIO
La cattedrale di Rieti intitolata a Santa Maria Madre di Dio, comunemente detta dell’Assunta, fu ricostruita sulle fondamenta della basilica paleocristiana documentata fin dal V secolo tra il 1109 e il 1225. La basilica inferiore, consacrata nel 1157, suggestiva per le sue forme sobrie e composte, è scandita in nove navatelle sostenuta da colonne di spoglio provenienti dagli antichi edifici romani tra cui spicca un miliario della consolare Salaria. La basilica superiore, che conserva integre le linee architettoniche di impostazione romanica, presenta all’interno le radicali trasformazioni derivanti dall’adeguamento delle norme liturgiche e dal mutamento del gusto e degli stili. Di particolar pregio la decorazione del portale maggiore che interpreta il motivo dei girali d’acanto, di chiara assonanza classica, riletto nell’iconografia cristiana dell’albero della vita. Le cappelle a cornu Epistulæ ed a cornu Evangelii rappresentano un raffinato compendio dell’arte sacra dal rinascimento al neoclassico. Sono degne di nota in particolare le cappelle del transetto, dedicate alla Madonna del Popolo ed al SS.o Sacramento, e la cappella dedicata alla patrona Santa Barbara, con la statua realizzata da G.B. Mari, allievo del Bernini, su disegno del Maestro.
basilica di sant'agostino
Il complesso conventuale di Sant’Agostino si costituì al tempo della Magna Unio nell’area interessata allo sviluppo urbanistico decretato dal Comune nel 1252. La basilica fu eretta secondo i canoni propri dell’architettura mendicante e decorata all’interno in adesione all’ideale figurativo della Biblia Pauperum. La controfacciata e le pareti adiacenti conservano ancora interessanti lacerti della decorazione originaria. Il catino absidale dalle imponenti forme mistilinee era illuminato da vetrate gotiche, distrutte dal terremoto del 1898 e riallestite nella seconda metà del XX secolo quando la basilica ottenne il titolo di parrocchia e furono intrapresi sistematici interventi di consolidamento e restauro, conclusi in anni recenti. Nel corso del XVII secolo, fu eretto il chiostro e fu ristrutturata l’aula basilicale, provvedendo all’adeguamento liturgico post tridentino mediante l’allineamento degli altari laterali a cornu Epistulæ ed a cornu Evangelii. Il transetto fu impreziosito dalle cappelle laterali rispettivamente dedicate a Santa Rita da Cascia, raffigurata nella tela del cavalier Lattanzio Niccoli, ed alla Strage degli Innocenti, raffigurata nella tela del pittore Ludovico Carosi da Terni. Qui è stato collocato il grande affresco della Crocifissione eseguito alla metà del Quattrocento dall’artista reatino Liberato di Benedetto di Cola di Rainaldo, una volta distaccato dalle pareti del refettorio riadattato all’uso di palestra quando per effetto delle soppressioni postunitarie il convento fu adibito a sede del Convitto Municipale.
chiesa di san francesco
Negli anni ’40 del XIII secolo sull’argine destro del Velino fu eretto il complesso conventuale di San Francesco. La chiesa in stile romanico è affiancata dal cinquecentesco campanile a vela dell’Oratorio di San Bernardino da Siena, sede della Confraternita omonima, che custodisce pregevoli affreschi di Panfilo Carnassali ed Ascanio Manenti. Il portale, impaginato da due sottili colonne, include nella mandorla un affresco secentesco di Vincenzo Manenti che fu attivo presso la chiesa ed il convento dei Frati Minori interessati dopo il 1635 da un impegnativo riassetto determinato dall’esigenza di mettere in sicurezza gli edifici insidiati dalle frequenti alluvioni. Il rosone è un rifacimento dei primi decenni del XX secolo, ispirato ai canoni di un tardivo purismo che intendeva ripristinare l’originale assetto romanico. L’interno della chiesa si articola in varie, ricche cappelle che scorrono a cornu Evangelii, mentre a cornu Epistulae- dunque, in prossimità del fiume – gli altari si susseguono in sequenza, addossati lungo le pareti. Sono notevoli alcune tele,tra le quali si segnalano le opere di Vincenzo Manenti. Recenti lavori di restauro conservativo e di ripristino, fortemente voluti dalla devozione popolare che qui celebra con solennità la festività religiosa di Sant’Antonio da Padova, hanno contribuito a restituire interessanti frammenti dell’antica decorazione parietale, attestanti la successiva stratificazione di diversi livelli del piano dell’edificio, da sempre interessato dalle pianare, le inondazioni del fiume Velino.
chiesa di san domenico
Nel 1263, il Capitolo Provinciale dell’Ordine dei Predicatori stabilì l’apertura di un convento nella città di Rieti, dove il fondatore Domenico di Guzman era stato canonizzato da papa Gregorio IX il 3 luglio 1234. Il beato Martino da Perugia dette inizio alla fondazione presso la chiesa dei SS. Apostoli Simone e Giuda, che apparteneva per metà ai Domenicani di San Sisto. La costruzione della basilica procedette rapidamente, tanto che alla fine del XIII secolo poté ospitare il Capitolo Generale dell’Ordine. Le pareti dell’aula basilicale conservano ampia traccia dell’originaria decorazione pittorica. Tratti importanti degli affreschi dei secc. XIV e XV furono strappati e riportati su tela negli anni Venti del XX secolo quando la chiesa, già utilizzata come stalla per i muli e i cavalli del Regio Esercito, fu adibita a laboratorio di falegnameria. I più pregevoli di tali affreschi, come la Strage degli Innocenti di maestro Liberato di Benedetto di Cola di Rainaldo, furono depositati presso il Museo Civico insieme con il polittico di Luca di Tommé e la Vesperbild di scuola tedesca. Nel corso dei secoli successivi, la basilica fu fatta oggetto di significativi interventi di adeguamento liturgico. Danneggiata dal terremoto del 1979 che ne demolì il tetto, dal 1994 la basilica di San Domenico è stata oggetto di un imponente intervento di consolidamento e restauro che ne rese possibile la riapertura l’8 dicembre 1999, in occasione del Grande Giubileo del 2000. All’interno il Pontificio organo Dom Bedos-Roubo, realizzato su progetto settecentesco del Maestro organaro B. Formentelli e intitolato a papa Benedetto XVI.
oratorio di san Pietro Martire
Fu eretto dalla Confraternita di San Pietro Martire nella prima metà del 1300, presso la chiesa di San Domenico. L’edificio raggiunse il massimo splendore tra il 1552 e il 1554 quando i fratelli veronesi Lorenzo e Bartolomeo Torresani vi affrescarono Il Giudizio Universale. Nel 1574, nel pieno della Controriforma, i nudi del Giudizio Universale corsero il rischio di essere emendati, in quanto poco adatti alla vista dei laici, ma si salvarono in quanto fortunatamente l’oratorio fu adibito ad aula di studio per il noviziato. Dal XVIII secolo l’edificio subì un progressivo degrado essendo utilizzato nel tempo come magazzino, granaio, sartoria, alloggio dei soldati ed infine come deposito comunale. Tra il 1907 e il 1908 gli affreschi furono restaurati da Giuseppe Colarieti Tosti. Dopo la Seconda guerra mondiale l’oratorio divenne cappella della Caserma Verdirosi. Realizzato su commissione della Confraternita dei Mercanti dai Fratelli Torresani, l’Oratorio di San Pietro Martire conserva uno splendido Giudizio Universale realizzato nel 500. L’affresco ha grandi dimensioni e si snoda lungo tre pareti dell’Oratorio, raggiungendo la volta a crociera.
chiesa di sant'Antonio al Monte
Il complesso di Sant’Antonio al Monte fu eretto nel 1474 sulla collina di S. Biagio che domina la vallata e fu affidato agli Osservanti che da pochi anni grazie all’opera di fra Bernardino da Feltre avevano istituito a Rieti il Monte di Pietà. Il convento è concepito nello stile semplice ed austero tipico dell’Ordine dei Frati Minori. La chiesa annessa fu ristrutturata alla fine del XVII secolo ad opera dell’architetto Michele Chiesa. L’invaso, a navata unica, presenta tre cappelle per lato. A cornu Evangelii si segnala la cappella affrescata dall’artista sabino Vincenzo Manenti nel 1652. A cornu Epistulæ è di assoluta rilevanza la cappella dell’ Immacolata Concezione, con la decorazione in stucco ispirata dal celebre Antonio Gherardi, artista di origine reatine assai affermato a Roma a partire dal 1670 in qualità di architetto-scenografo-pittore, autore della tela d’altare databile al 1697. L’Immacolata è organizzata in una tipica macchina barocca che vede issarsi in alto la Vergine la quale, con i consueti colori del rosso, allusione al martirio di Cristo, e del blu, allusione al suo epiteto di Regina del cielo, posa i suoi piedi sulla mezzaluna bianca, attributo di castità. Quattro angeli festanti, due in basso e due in alto, la cingono con la corona apocalittica delle dodici stelle. Il contesto architettonico e naturalistico crea un moto circolare dinamico animato da fluttuanti bagliori di luce prossimi ai saggi più alti del Gherardi a Roma e Gubbio. Il pittore, nella stagione del rinnovato classicismo romano di Carlo Maratta, non rinuncia alle spericolate sperimentazioni barocche fluide e luministiche degli anni giovanili, denotando una non comune autonomia espressiva nello scorcio del secolo XVII.
chiesa dei santi martiri ruffo e carpoforo
Nel 1746 papa Benedetto XIV affidò la parrocchia intitolata ai Santi Martiri Ruffo e Carpoforo ai Chierici Regolari Ministri degli Infermi, che da più di un secolo gestivano con perizia medica e carità cristiana il vicino ospedale di Sant’Antonio Abate. Il progetto del palazzo e dell’antica chiesa adiacente, rinnovata e fundamentis, fu affidato all’architetto romano Melchiorre Passalacqua: il 3 maggio 1760 il vescovo reatino monsignor Gaetano De Carli consacrò solennemente l’aula aggiungendo all’antico titolo dei Santi Ruffo e Carpoforo il nome di San Camillo de’Lellis, a cui, fu dedicata la tela dell’altare maggiore, opera di Pietro Subleyras. Nell’aula della chiesa, di un raffinato stile rococò, trovò degna collocazione la pregevole tela caravaggesca raffigurante l’Angelo Custode, realizzata agli inizi del XVII secolo dallo Spadarino per conto della Confraternita omonima.
chiesa di santa chiara
La primitiva chiesa quattrocentesca, costruita ad uso delle Terziarie Francescane nei pressi dell’antica dimora del cavaliere Angelo Tancredi compagno di San Francesco, ebbe il titolo di Santo Stefano Protomartire. Nel 1570, grazie al generoso lascito del medico Paolo Buonamici da Aspra, la chiesa fu ampliata, ricostruita nelle forme attuali ed intitolata a Santa Chiara. Le monache, nel frattempo entrate in rigorosa clausura, onorarono la memoria del benefattore facendo erigere il cenotafio in pietra che adorna la parete a cornu Evangelii, in prossimità dell’altare laterale dedicato a Santo Stefano, antico titolare della chiesa. L’altare maggiore presenta una tela raffigurante la Resurrezione di Cristo al cospetto dei Santi dell’Ordine dei Frati Minori affiancata dalle pregevoli statue dedicate a Santa Chiara e Santa Elisabetta d’Ungheria. Il Museo Civico conserva le tavole del polittico di Marcantonio di Antoniazzo che un tempo adornava il refettorio del monastero, affacciato sulla riva destra del fiume Velino.
chiesa di santa lucia
Il complesso monastico delle Clarisse di Santa Lucia sorge sotto la rocca antica in una zona pianeggiante sufficientemente lontana dalle inondazioni del fiume Velino. Nel 1348, al tempo della peste nera, l’area era occupata dall’hospitale di San Sebastiano annesso alla chiesa di Santa Maria delle Valli. Le Clarisse di Santa Lucia furono trasferite intra mœnia dal primitivo insediamento extraurbano nel 1575 ed occuparono l’edificio riadattato alle esigenze della comunità che contava al tempo numerosissime vocazioni. L’appartenenza delle religiose alle più cospicue famiglie reatine favorì la realizzazione di un confortevole monastero, affiancato alla chiesa a navata unica finemente decorata. Il soffitto ligneo a lacunari reca lo stemma dei Vecchiarelli, generosi protettori della comunità a cui appartennero tre nipoti di Gian Lorenzo Bernini, sempre sollecito ad inviare i suoi migliori allievi per assicurare eleganti arredi alla chiesa ed al monastero. Per effetto delle soppressioni postunitarie il complesso di Santa Lucia fu requisito ed utilizzato per ospitarvi le scuole pubbliche. Consolidato e restaurato negli anni ’90 del XX secolo, il complesso ospita attualmente la Biblioteca Comunale Paroniana e la sezione archeologica del Museo Civico.
chiesa di San nicola
Nel XVIII secolo il titolo di san Nicola fu traslato dall’antica chiesa in Acupenco ormai diruta alla chiesa confraternale di Santa Maria del Pianto, di cui restano visibili l’originario portale marmoreo con l’iscrizione mariana e l’Addolorata di Lorenzo Torresani, purtroppo compromessa da una ridipintura ottocentesca. Il soffitto a lacunari e la cantoria sono espressione dell’arte della lavorazione del legno tipica del territorio appenninico. Un’epigrafe recentemente collocata presso l’archetto di collegamento con l’area antistante, dove prima del 1799 si trovava il ponte di Santa Lucia, fa memoria della giornalista e patriota Margaret Fuller Ossoli, vissuta a Rieti al tempo della Repubblica Romana del 1849.
chiesa di sant'eusanio
Collocata nel quartiere di porta d’Arci a breve distanza da via dei Pozzi. Sull’altare maggiore è dipinta la Madonna delle Stelle. L’altare di sinistra è dedicato a sant’Eusanio, quello di destra a sant’Antonio. Tra gli affreschi quattrocenteschi spicca il primo documento iconografico della città di Rieti. Documentata fin dal IX secolo, inclusa nella bolla pontificia del 1182 la chiesa di Sant’Eusanio fu sede parrocchiale fino al XX secolo. Nel Quattrocento fu tappa dell’itinerario di pellegrinaggio dei Bianchi Battuti, come dimostrano gli affreschi della parete a cornu Epistulæ raffiguranti la miracolosa apparizione della Madonna ed il miracolo dei pani in cui alcuni storici locali vogliono riconoscere il primo documento iconografico della città di Rieti.
chiesa di s.pietro martire
La chiesa di San Matteo ad Ysclam, di pertinenza dei Cistercensi di San Pastore, fu affidata dai Padri Predicatori alla confraternita dei mercanti reatini intitolata a San Pietro da Verona dopo che nel 1574 il Visitatore Apostolico monsignor Pietro Camaiani aveva denunciato il mancato rispetto dei Decreti Tridentini in materia d’arte sacra nella decorazione dell’Oratorio allestito nel chiostro nuovo del complesso conventuale di San Domenico. I confratelli aderirono di buon grado alla proposta, ma riadattarono alla facciata della nuova sede il bel portale di travertino da poco realizzato ed incaricarono i migliori artisti del tempo della decorazione della chiesa in cui fu trasferito il titolo di San Pietro Martire. Ascanio e Vincenzo Manenti vi realizzarono affreschi e tele di eccellente qualità.
chiesa di santa scolastica
Fa parte del Monastero femminile benedettino. Il progetto fu realizzato nel 1695 dall’architetto Francesco Fontana. Unica chiesa a croce greca di Rieti. All’interno tre pale d’altare: la Vergine circondata da Santa Scolastica, San Benedetto, San Silvestro e Santa Margherita; la Crocifissione di Sant’Andrea Apostolo; l’Apparizione della Vergine a San Giovanni Evangelista e a san Giuseppe Calasanzio dipinta nel 1903 da Antonino Calcagnadoro. Di particolare pregio l’organo settecentesco collocato sulla porta d’ingresso. Oggi concessa in comodato d’uso alla Fondazione Varrone per un Auditorium polifunzionale.
chiesa di san benedetto
La comunità delle Benedettine intitolata al fondatore dell’Ordine è documentata presso porta d’Arce fin dal XIV secolo. La chiesa annessa al monastero fu ricostruita dalle fondamenta nel Settecento. L’interno ad aula presenta pressoché integra la decorazione pittorica affidata all’artista Emanuele Alfani. Un prezioso organo Catarinozzi è situato in controfacciata, con la pregevole cantoria disposta sopra la porta d’ingresso.
chiesa di sant'agnese
La comunità domenicana di Sant’Agnese fu fondata nella prima metà del XIII secolo extra mœnia a Fondiano, dove nel 1494 subì la devastazione da parte di un gruppo di fuoriusciti spoletini che incendiarono il monastero provocando la morte di numerose religiose. Le otto superstiti trovarono rifugio presso la casa natale della beata Colomba da Rieti (1467-1501) in via della Collina, dove ricostituirono il monastero presto soggetto alla clausura. Il complesso monastico si sviluppò aggregando al nucleo originario case ed orti adiacenti fino ad estendersi per l’intero isolato. Numerosi materiali di risulta scampati alla distruzione furono riutilizzati nella nuova costruzione: tra questi, il portale in pietra riadattato sulla facciata della chiesa, la cui lunetta fu dipinta da Bartolomeo Torresani con le immagini della Madonna in maestà, Sant’Agnese e San Pietro Martire. La chiesa a navata unica, allestita nelle forme attuali intorno alla metà del XVIII secolo, ha una pregevole cantoria in controfacciata. Il pittore Emanuele Alfani dipinse sul soffitto la luminosa scena della Gloria della beata Colomba.
chiesa di san giovenale
La chiesa intitolata un tempo a San Vincenzo Ferrer, officiata dai padri Carmelitani, sorgeva nei pressi della sinagoga come presidio della cristianità. Assunse il titolo di Santa Maria della Scala dopo la miracolosa apparizione di un’immagine mariana lungo le scale del vicino palazzo Canali. Vi fu associato infine il titolo dell’antica chiesa di San Giovenale in porta Carceraria ormai distrutta. All’interno, conserva l’armonioso Genio della morte realizzato dall’artista danese Bertel Thorwaldsen per il cenotafio di Isabella Alfani Ricci, moglie del letterato Angelo Maria Ricci. Sull’altare maggiore è la tela di Virginio Monti raffigurante la Madonna del Carmine.

















